lo spirito dell’alveare
Posted: aprile 26th, 2010 | Author: vanna carlucci | Filed under: Senza categoria | 1 Comment »
“Lo spirito dell’alveare” di Victor Erice, 1973.
Trama:
Siamo nel 1940 lungo in un villaggio della pianura castigliana e la visione di un film [Freankeistein di James Whale] affascina e incuriosisce la protagonista Ana tanto da rivedere quel “mostro” nella figura di un fuggiasco repubblicano che aiuterà.
Recensione:
E’ lungo i campi distesi di un piccolo villaggio della Meseta castigliana sospeso in un tempo statico e lento che echeggiano solitudini malinconiche e, tra queste, “c’era una volta” l’intensità sussurrata di occhi stupiti tesi lungo il flusso dell’immaginazione; occhi innocenti di una solitudine diversa, quella di una bambina che si contrappone al presente, a quella realtà immobile che non vede nuovi orizzonti. E’ come aprire una vecchia scatola di ricordi e vederci un tempo remoto e una meraviglia ormai perduta. In fondo “gli adulti hanno perso la capacità di percepire la vita” e l’infanzia allora ha il sapore della nostalgia e dell’incanto.
Il tema di fondo è l’approccio di una bambina nei confronti del “mostro” subito dopo aver visto il “Frankenstein”di James Whale e che associa alla figura di un fuggiasco repubblicano rifugiato in un vecchio casolare. Tutto ruota attorno a quei due occhi curiosi di vita, solidali di fronte al diverso, al “mostro” e quella mano tesa è commovente, è l’innocenza che irrompe senza timore ma curiosa di vivere la diversità che non può essere schiacciata come un fungo velenoso.
La sua immaginazione scotta di fronte alla realtà in cui vive e si contrappone a ”..la spirale invadente della regina, le varie e incessanti attività delle operaie, lo spietato e utile sforzo, gli intensi andirivieni con febbrile intensità, l’insonnia ignorata che annuncia il lavoro del nuovo giorno. Il riposo finale della morte in un posto che non sopporta ne malattie ne tombe.” E’ un film carico di suggestione e le luci , i suoni e i colori squarciano l’immagine stessa per proiettare tutta la loro simbologia. E’ un film sussurrato, un soffio carico di simboli impliciti e il titolo stesso “Lo spirito dell’alveare” riassume e incarna l’essenza del film: la ricerca dello “spirito”, del diverso, del “mostro” schiacciato quasi “dall’incessante attività della massa” (l’alveare appunto).
Vanna Carlucci

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